The Table

VaticanI recently came across an article by an Italian theologian, Lilia Sebastiani, “Chiesa, ciò che manca alla parità,” where she describes why ordained ministry is important in the Roman Catholic Church: “Non perché io consideri il ministero ordinato così centrale nella prospettiva redenta,” but because Jesus did not intend to prioritize one community over the other.

It is not realistic to imagine the “disappearance of the hierarchy,” and so Sebastiani argues that we must imagine the removal of its power: when it is shared, the structure can be more fluid.

While aware that many women (not just traditionalists, but theologians as well) are not interested in the priesthood, especially as it stands, Sebastiani disagrees with the “no grazie” attitude.

While the problems of the current priesthood and the acceptance of women to the priesthood seem like two different issues, she argues that their root is the same.

Not only when women can be ordained, but when all ministers can live in a system that isn’t structured on the exclusion or absence of women, many things would change: “It is the only visible transformation consistent with the logic brought by the salvation of Jesus.”

She goes on to say that perhaps women can go on just fine without ordination, but the Church cannot go on excluding women from leadership and teaching, and furthermore asking the hierarchy to be “artificially protected” from women’s influence.

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“Ma poiché una gerarchia c’è, e non è affatto realistico ipotizzarne la sparizione, ritengo che il modo migliore per togliere al potere i suoi aspetti antisalvifici sia condividerlo, renderlo fluido quanto più è possibile.

Molte donne (non parlo ora di quelle più tradizionaliste, ma di donne anche evolute, colte e impegnate, tra loro parecchie teologhe), dicono: no grazie, il sacerdozio così com’è non ci interessa!

Non sono d’accordo. «Così com’è», la categoria dei ministri ordinati si fonda su una certa connotazione di casta e sull’esclusione del femminile. Ma molte cose cambierebbero nel momento in cui le donne non fossero più escluse dal ministero e i ministri non fossero più tenuti per obbligo di stato a vivere senza donne. (Sembrano due problemi; in realtà, almeno alla radice, sono uno solo). Le donne saranno veramente accettate dalla chiesa quando potranno essere non solo spose legittime dei ministry ordinati, ma anche sorelle e colleghe nel ministero. È l’unica trasformazione visibile coerente con la logica della salvezza portata da Gesù.

Le donne forse possono andare avanti benissimo senza l’ordine sacro; ma la chiesa cattolica forse non può andare avanti continuando a escludere le donne da ogni funzione di governo e di magistero e tenendo i propri ministri artificialmente al riparo dalla loro influenza.

Non è un ‘problema delle donne’, ma della chiesa cattolica: un problema in cui si gioca tutto il suo futuro prossimo.”  Lilia Sebastiani